DUBROVNIK: FIABA O REALTÀ?

TESTO E FOTO: ANNA SERRANO

Dubrovnik è una fiaba. E’ un sogno. E magica ed è mistica. E lo scenario perfetto per ricreare la città di King’s Landing di Games of Thrones, per una vacanza estiva, per un weekend invernale, per sposarsi, per riconciliarsi, per socializzare, per rintanarsi. Dubrovnik è il paradiso in terra. E’ un salto nel passato. Un film, un romanzo, un poema d’amore, un’enclave, un bastione.

Nella Dalmazia meridionale, protetta dalle sue mura, baciata dal sole e dal vento, Dubrovnik è una città in pietra e marmo che trasuda cultura.

Bellissima d’inverno, a febbraio, quando il Mediterraneo intero è travolto da una specie di soave letargo, Dubrovnik celebra il suo santo patrone protettore: San Biagio.

Fuori dall’intenso flusso turistico estivo, dominata dalla presenza locale in festa, la città è nel suo momento più autentico. Autentica ma anche magica, coi suoi abitanti vestiti in costume che trasformano il borgo in un’esperienza da film. Le stradine della città, già di per sé suggestive, diventano un romanzo vivente.

Ci sono i “trombunjeri”, dei veri e propri moschettieri che girano col trabucco e sparano in continuazione con divertimento goliardico.

Ci sono i “festanjuli”, i notabili della città, questi signori di età venerabile, eleganti, educati, sorridenti e silenziosi, vestiti in loden nero e cappello. Ci sono le ragazze in costume locale, la banda, gli sbandieratori, tutti coinvolti con fervore nelle varie manifestazioni: l’imposizione delle candele intrecciate, la processione fino all’eremo, la sfilata delle reliquie del Santo lungo lo Stradun (la strada principale), baciate e toccate dai fedeli, e perfino l’esibizione di un baldacchino con lurna contenente degli improbabili “pannolini di Gesù Cristo”… Per la gente di Dubrovnik, San Biagio è la festa per eccellenza, quella più importante dell’anno, più grande di Natale, Capodanno o Pasqua.

Ma non solo di San Biagio vive Dubrovnik. Le stagioni si susseguono e la primavera arriva con le sue brezze soavi. Salire sui bastioni è un’esperienza indimenticabile, specialmente se fatto a prima ora del mattino oppure a fine pomeriggio quando gli ultimi raggi di sole baciano le pietre e il giorno cede passo alla notte.

Siamo a Dubrovnik e dopo la pioggia la notte è aperta e stellata. Secoli di storia ci contemplano. Chi visse dietro quella porta? Chi amò? Chi pianse? Chi tradì? Chi fu fedele? Le maestose scale dei gesuiti diventarono anche “The walk of shame” (la camminata della vergogna) in Troni di Spade. La farmacia più antica di Europa, insieme a quella di Llívia in Catalogna, si trova lì, nel chiostro dei Francescani. La statua di Orlando indomito spada in mano, si mantiene in piedi nevichi o tuoni. Nulla da invidiare a Venezia sembrano dire gli sguardi affabili e sereni ma anche fieri e inflessibili dei ragusani. Noi siamo noi. Io sono io sembra dire Dubrovnik. Io fui e io sono.

Tutti hanno avuto gli occhi su Dubrovnik : normanni, bizantini, veneziani, siciliani, serbi, turchi, austriaci. Tutti. Ma Dubrovnik, con il carattere fiero dei suoi abitanti, non è mai appartenuta a nessuno: né ai veneziani, né agli austriaci, né ai turchi, né agli austriaci…. né ai dalmati, nemmeno ai croati…. Dubrovnik è semplicemente lei, la grande dama incontestata dell’Adriatico, con l’isoletta di Lokrum ai suoi piedi e i Balcani alle spalle.

Il Palazzo Sponza, il Palazzo del Rettore, il chiostro dei domenicani, i quasi 2000 metri di mura, protetta dall’Unesco, associata alla parola cultura, Dubrovnik ospita anche il gettonato Festival d’Estate.

Civile e sofisticata, Dubrovnik si erge come una delle più squisite città europee. Ferita dall’ultima guerra dei Balcani un quarto di secolo orsono, come l’Araba Fenice, è risorta dalle sue ceneri maestosa come sempre.

Anna Serrano

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